La Camera approva la correttezza del mio comportamento nella vicenda delle denunce sulla gestione del CARA di Crotone (VIDEO)

Oggi la Camera dei deputati ha votato la mia insindacabilità in merito ad una querela che avevo subito dall’ex governatore de la “Misericordia” Leonardo Sacco, recentemente condannato a vent’anni dalla Corte di Appello di Catanzaro per associazione mafiosa con il clan Arena. Si chiude così una vicenda paradossale che non sarebbe mai dovuta arrivare in aula.

All’inizio della scorsa legislatura ho fatto più volte visita al CARA di Crotone, gestito per molti anni da Leonardo Sacco, per conto della “Misericordia”.

In seguito alle mie visite, ho presentato diverse interrogazioni parlamentari, denunciando palesi criticità e comportamenti illeciti che trovarono successivamente conferma nell’inchiesta della DDA di Catanzaro denominata “Jonny”.

Fino a quella data il Sacco non solo si sentiva molto tranquillo e protetto ma aveva addirittura orchestrato una campagna denigratoria contro di me su Facebook.

È bastato però un mio post in cui ribadivo che non mi avrebbe intimidito, per far scattare, nel 2015, da parte di questo signore una querela per diffamazione nei miei confronti!

Questa querela nei mesi e negli anni successivi è rimbalzata per ragioni di competenza tra i Tribunali di Crotone e quello di Cosenza.

Nel 2017, come ricordavo sopra, Leonardo Sacco e l’ex parroco di Isola Capo Rizzuto Don Edoardo Scordio furono arrestati per associazione mafiosa con il potente clan Arena. Il processo si è chiuso con condanne confermate in appello. A Leonardo Sacco fu addirittura aumentata la pena da 17 a vent’anni.

Di fronte a tutto ciò ci si sarebbe aspettati una archiviazione della mia posizione.

Invece il magistrato di Cosenza sul cui tavolo era arrivata la querela di Sacco ha deciso di rivolgersi alla Camera.

La Giunta per le autorizzazioni ha valutato la mia posizione e all’unanimità ha rilevato, per come dichiarato dal relatore Saitta (Movimento 5Stelle), “l’evidente insussistenza del nesso funzionale tra atti tipici della pregressa attività parlamentare svolta della deputata Bruno Bossio e le opinioni da lei successivamente espresse extra moenia, per mezzo dei social media”, a i sensi dell’arti.68 della Costituzione.

Ieri l’esito finale con il dibattito e il voto in aula.

Un momento per me commovente e gratificante che mi ripaga di tante ingiuste persecuzioni subite in questi anni.

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