Sostegno senza discriminazioni

Intervista a “Gioconews” del 2 dicembre 2020

Parlare di 2020 significa parlare di Covid-19. Questo anche in Parlamento, mai come in questo difficilissimo anno impegnato ad affrontare un’emergenza innanzitutto sanitaria, ma dalle mille e pesanti ricadute. A ripercorrere l’operato del Governo Conte 2, ma anche delle due Camere, è la deputata del Pd Enza Bruno Bossio.

Bisogna partire dalla considerazione che quanto stiamo vivendo è una situazione assolutamente nuova, drammaticamente inedita. Nessuno era preparato ad affrontare un’emergenza del genere e quanto è accaduto e sta accadendo in tutto il mondo ne è la dimostrazione più evidente. Dico ciò perché alcuni errori, che pure ci sono stati, forse erano inevitabili. Nel complesso, tuttavia, credo che l’Italia ha dimostrato, sia a livello di Governo che di singoli cittadini, un forte senso di responsabilità. Certo, la pandemia ha messo a nudo alcuni problemi strutturali del nostro Paese: penso al funzionamento della filiera istituzionale tra Governo, Regioni e autonomie locali che spesso sta dimostrando una forte conflittualità per via del riparto delle competenze, specialmente in materia di diritti essenziali, primo fra tutti quello alla salute. Veniamo da anni di tagli lineari e di limitazione del ruolo del pubblico a favore del privato, quest’ultimo spesso indicato come più efficiente ed efficace. Se poi a questo si aggiunge il riparto dei fondi per la sanità tra le Regioni vediamo come questo ha determinato fortissime diseguaglianze territoriali con il risultato che alcune regioni più deboli e povere hanno finito per alimentare con l’emigrazione sanitaria verso regioni più forti. Per certi aspetti, quindi, la pandemia può essere l’occasione per affrontare questi problemi e abbattere le diseguaglianze”.

Quali misure dovranno essere adottate per favorire la ripresa economica dell’Italia? Sarebbe opportuno ricorrere al Mes?

“Le risorse mobilitate sono notevoli e con le ultime manovre sono destinate ad aumentare. Va sottolineato poi come il programma del Recovery fund rappresenti una netta inversione nelle politiche della Ue finora ingessate in una austerity che ha determinato solo danni alla tenuta sociale dell’Europa. È del tutto evidente che la lotta al virus va di pari passo con quella di creare le condizioni per la ripresa di un’economia che ha subito e continuerà a subire colpi drammatici, fino a quando non saremo riusciti a distribuire il vaccino a tutti. Il Governo sta facendo la sua parte e questo gli va riconosciuto e le misure per il futuro devono tendere non solo al ‘ristoro’ ma anche e soprattutto puntare allo sviluppo e allo sfruttamento di nuove ed inedite opportunità. Il Pnnr (Piano nazionale di recupero e resilienza Ndr) dovrà parlare la lingua del digitale, dell’innovazione, delle nuove infrastrutture, di nuovo welfare e di Sud. E vanno utilizzate, quindi, tutte le risorse disponibili, in base alle necessità. E se la necessità lo richiede, anche il Mes ci può aiutare a sostenere la nostra sanità, senza remore ideologiche”.

Il gioco è stato tra i settori più colpiti dalle chiusure disposte nei vari Dpcm che si sono susseguiti. A suo modo di vedere, si trattava di una misura indispensabile? Per quale motivo?

“Purtroppo tutti i settori sono stati colpiti e tutte le misure sono state necessarie per preservare la salute e la vita dei cittadini, soprattutto quando le attività coinvolte si svolgevano in luoghi chiusi e affollati soprattutto da anziani. Già nel Dpcm del 24 ottobre, il Governo aveva fermato solo le sale giochi preservando, invece, slot machine e lotterie nei corner all’interno degli esercizi commerciali. In seguito, con l’aggravarsi della situazione, ha valutato e preso la medesima decisione, in base alle evidenze scientifiche del Cts, anche sulle macchinette ma ricordiamo che a marzo si era addirittura arrivati alla storica decisione di fermare le puntate di Lotto e SuperEnalotto. Quello stop, da solo, costò all’Erario, stando ai dati riportati dagli analisti, una perdita di circa 25 milioni di euro al giorno. Capisco, infine, quanto un nuovo stop faccia paura alle aziende del gioco, che in effetti furono le ultime a riaprire, insieme con locali e discoteche e parliamo di migliaia di aziende che impiegano decine di migliaia di lavoratori. Come tutti, anche gli operatori del gioco hanno fatto notevoli investimenti per adeguarsi ai protocolli di sicurezza e devono essere interessate da misure di sostegno tempestive. In questo momento, è imprescindibile sostenere tutte le aziende senza discriminazioni”.

Lei pensa che i tanti divieti e l’inasprimento della tassazione sui giochi legali che ci sono state nel corso degli anni abbiano finito per favorire quello illegale?

“Non abbiamo stime precise sulla mole di gioco d’azzardo. Sappiamo che si gioca legalmente, e in generale, di più al nord ma bisogna anche valutare la consistente mole di gioco d’azzardo illegale presente soprattutto al sud e non registrabile dagli studi. Non è facile nemmeno fare una stima di quanto sia estesa l’economia sommersa in mano a mafie, che spesso sfruttano le meccaniche di gioco anche per riciclare denaro sporco. In ogni caso, io credo che il proibizionismo, in ogni campo, favorisca l’illegalità e che la storia lo abbia insegnato più volte. Detto questo, è chiaro che lo Stato ha il dovere di accompagnare il gioco legale con campagne di informazione e di responsabilizzazione, è un dovere soprattutto verso i giovani e le persone affette da ludopatia. Ritengo che consolidare il potere di regolamentazione dei Comuni, ad esempio, sia efficace nella lotta agli affari delle mafie su azzardo e gioco patologico”.

Tra i vari temi rimasti in sospeso, c’è quello del riordino dei giochi. Pensa che nel 2021 lo si potrà riprendere in mano e, in caso, quali sarebbero le finalità da raggiungere e le direttrici da seguire?

“Già il Documento Programmatico di Bilancio 2021 del Governo lo prevede tra gli obiettivi da intraprendere a livello di politica fiscale e contrasto all’evasione. Insieme al rafforzamento degli strumenti di contrasto alle illegalità nel settore dei giochi è previsto proprio un Disegno di Legge di riordino del settore. Mi convince una più ampia riforma strutturale del sistema dei giochi per una diversa articolazione, tipologia e configurazione sul territorio dei punti di gioco, incidendo così sul lato dell’offerta. Di fronte a una dimensione così vasta e complessa come il settore dei giochi e delle scommesse – legali e non – è tempo di mettere a sistema tutte le risorse disponibili, in modo da rendere il meccanismo di vigilanza, regolamentazione, controllo e repressione un unico armonico con una profonda riflessione sul versante del cyber crime. In effetti la modalità di gioco online è in continua crescita e riguarda ormai 1/3 della spesa per il gioco d’azzardo in Italia, quindi il settore si presta ad essere appetibile al crimine. Tutto questo, però, senza dimenticare il livello europeo, che deve essere armonizzato al fine di evitare l’infiltrazione della criminalità organizzata nel settore. Livello che, comunque, già ci guarda come esempio di best practice”.

Lei pensa che lo Stato possa e debba fare “meno cassa” sul gioco? 

“La questione non è semplice. Il modello italiano si pone l’obiettivo di garantire la legalità al sistema allontanando le mafie e l’illegalità. Perseguendo tale obiettivo con le dovute correzioni, si può essere più efficaci sul piano fiscale, generando uno sviluppo equilibrato e garantendo i livelli occupazionali per un settore che misura in circa 8 miliardi di euro netti l’anno l’introito per l’Erario e in 120.000 le persone cui dà lavoro. Riguardo alle conseguenze patologiche, il controllo dello Stato permette politiche di dissuasione così com’è avvenuto per il tabagismo e come si potrebbe fare dopo la legalizzazione delle droghe leggere. Soprattutto, lo Stato può circoscrivere il gioco in luoghi limitati e controllati dai comuni, le amministrazioni più vicino alle comunità e alle loro esigenze”.

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