Gli investimenti sul 5G meritano fiducia. Il driver dell’innovazione nell’ecosistema digitale

Il 5G non è tanto la quinta generazione della comunicazione mobile, ma è una “tecnologia abilitante”, in quanto, grazie all’altissima ampiezza di banda e la bassissima latenza permette di sviluppare quelle soluzioni innovative di utilizzo della rete internet, e favorendo lo sviluppo del Paese, si colloca come driver dell’innovazione all’interno dell’ecosistema digitale mondiale.

Siamo partiti da questo per elaborare la mozione predisposta dai gruppi parlamentari di maggioranza, perché la mozione Cunial, deputata del gruppo misto, costituisce un documento ideologico, una sorta di “no-vax ” anti tecnologie, un luddismo della 25 ora, che fa leva su un  sentimento di preoccupazione rispetto a una materia di cui la maggior parte della opinione pubblica non ha piena consapevolezza.

Il 5 G migliorerebbe la vita quotidiana

Il 5G unito a Intelligenza Artificiale e Internet of Things è in grado  a cambiare, in meglio, la nostra vita quotidiana. Facciamo qualche esempio dalle sperimentazioni attualmente previste nelle varie città per capire a cosa può servire il 5G in futuro.

Sicurezza: la tecnologia 5G potrà essere usata per la trasmissione di video ad altissima risoluzione fatte da droni che sorvoleranno aree sensibili o inaccessibili, colpite ad esempio da calamità naturali.

Città intelligenti: sensori IoT in determinati punti della città comunicheranno in tempo reale a una centrale operativa i dati rilevati sul traffico, sulla mobilità, l’illuminazione, consentendo di gestire da remoto e in modo rapido le situazioni critiche

Medicina: In particolare per le applicazioni in ambito medico, una rete affidabile e veloce, senza ritardi nella risposta, viene considerata fondamentale (pensiamo ai possibili sviluppi della telechirurgia). L’aumento dell’età media della popolazione e la necessità di garantire a tutti tecniche diagnostiche e terapie avanzate, richiede uno scambio di grandissime quantità di dati.

Vantaggi e fakenews sui rischi

Con il 5g potremmo per la prima volta essere in vantaggio rispetto agli altri Paesi, migliorare i dati economici ma soprattutto migliorare la vita delle persone riducendo i pericoli. E invece rischiamo di essere bloccati per allarmi sugli impatti del 5G su salute e ambiente fondati su argomenti ampiamente smentiti e contestati da Istituzioni nazionali ed europee.

Nello specifico ecco le obiezioni che vengono mosse: Le radiofrequenze utilizzate in tecnologia del 5G sarebbero “inesplorate”Il 5G non fa uso di radiofrequenze ignote. Basti ricordare che gli effetti delle radio-frequenze fino a 300 Gigahertz, incluse quindi anche le frequenze utilizzate dalle reti 5G, sono oggetto di studio da oltre 40 anni e considerati non dannosi entro i limiti di densità di potenza stabiliti a livello mondiale ed europeo, in modo non difforme dalla disciplina applicabile ad altri strumenti, anche di impiego domestico. Dunque non risponde a verità sostenere che ci si trovi di fronte a una “grave e sottostimata situazione di pericolo per la sanità pubblica”, in quanto  la ricerca scientifica internazionale (anche con la partecipazione di numerosi ed autorevoli scienziati italiani) ha posto e continua a porre grande attenzione al tema e non ha certo sottostimato la questione, mentre gli esiti della medesima non hanno evidenziato una situazione in alcun modo qualificabile come grave.

Inoltre a livello nazionale, la materia dei limiti di emissioni elettromagnetiche ha trovato la sua regolamentazione nella legge 22 febbraio 2001, n. 36 e  successivo D.P.C.M. dell’8 luglio 2003 sono stati fissati i limiti di esposizione e i valori di attenzione per la prevenzione degli effetti a breve termine e dei possibili effetti a lungo termine nella popolazione dovuti alla esposizione ai campi elettromagnetici generati da sorgenti fisse con frequenza compresa tra 100 kHz e 300 GHz;

In più a livello europeo, solo l’Italia, la Bulgaria, la Polonia e il Belgio (sia pur con alcune diversità) hanno adottato, per l’esposizione a campi elettromagnetici, un limite pari a 6 V/m (volt per metro) laddove tutti gli altri paesi si attestano in media su limiti che oscillano tra i 41 e i 58 V/m.

C’è invece un’altra questione più importante sulla quale intervenire per mantenere la posizione di vantaggio in cui si trova l’Italia che invece rischia di essere compromessa da una situazione legislativa, relativa ai lavori di implementazione presso gli enti locali, che renderebbe incerti gli investimenti fatti e impedirebbe il colmarsi del c.d. “digital divide.

Per questo sosteniamo l’iniziativa  dell’Autorità per la Garanzia della Concorrenza e del Mercato che nell’adunanza del 12 dicembre 2018, ha deliberato di inviare “una segnalazione relativa agli ostacoli all’installazione di impianti di telecomunicazione mobile e broadband wireless access presenti nelle normativa locale (comunale e provinciale), regionale e nazionale. Si tratta in particolare di previsioni normative locali o regionali le quali fissano limiti e divieti all’installazione di impianti di telecomunicazione o stabiliscono procedure amministrative di autorizzazione all’istallazione degli impianti difformi rispetto a quanto previsto dal quadro normativo statale. Tali ostacoli restringono ingiustificatamente la concorrenza nei mercati delle telecomunicazioni e rischiano di determinare ricadute negative rilevanti sui livelli di servizio erogati ai consumatori e alle imprese, nonché sulla competitività dell’Italia nei confronti di altri Paesi.

Decidere di stare dalla parte dello Sviluppo

E per questo è importante che il Governo si impegni innanzitutto a tener conto dello sviluppo tecnologico in atto nel settore delle telecomunicazioni e delle opportunità di crescita e competitività che tale sviluppo offre al Paese e ad adoperarsi nelle sedi più opportune, facendo ove necessario ricorso a interventi di tipo legislativo per rivedere e migliorare l’impianto normativo alla base della realizzazione delle infrastrutture di telecomunicazione nazionali di rete mobile, perseguendo l’obiettivo di una maggiore omogeneità e semplificazione normativa a livello locale.

Dobbiamo decidere da che parte stare: quello del declino o dello sviluppo.

In tal senso bisogna accogliere l’appello che Jeremy Rifkin ha rivolto all’Italia e agli italiani qualche anno fa: “La rivoluzione digitale è comunicazioni digitalizzate, energia digitalizzata, trasporti digitalizzati città digitalizzate. Questa è la strada da prendere. E dovete farlo subito. E sapete perché? Nessuno batte la creatività italiana.

Ma potete guidare questa rivoluzione soltanto se ne capirete l’importanza. Perché è solo così che si batte il declino”.

L’intervento integrale in Aula

Rassegna stampa di Enza Bruno Bossio – 5 G

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