Al delitto si risponde col diritto

Il testo della riforma dell’ergastolo ostativo non rispetta le indicazioni della Consulta

Intervento in Aula nel corso della discussione generale

(Dalle Agenzie) – La riforma dell’ergastolo ostativo, nel testo approvato in commissione, purtroppo non va nella direzione che ci è stata indicata dalla Corte costituzionale: né nei principi ispiratori, né nella pratica.

Il testo che discutiamo unifica diverse proposte di legge, quella a mia prima firma, che però, evidentemente troppo in linea con il mandato della Corte Costituzionale, non trova alcun minimo riscontro nel testo in discussione. Al contrario, la norma odierna nasce da una reiterazione di impostazioni dichiarate esplicitamente e ripetutamente anticostituzionali, e che affondano nell’errata convinzione – più volte ribadita anche in commissione da alcuni pm – che l’ergastolo ostativo possa essere uno strumento efficace contro le mafie.

A nulla servirà la buona condotta, a nulla varrà un percorso rieducativo, perché tutti oggi dobbiamo essere profeti del verbo «la mafia non muore mai», abbracciando quella logica di tipo militare, che tante distorsioni ha creato al nostro Stato di diritto. Ma lo Stato non è un avversario armato e non può conformarsi a questo tipo di logica opposta al diritto costituzionale.

Lo Stato ha il dovere di rispondere al delitto con il diritto e non certo aggiungendo un’altra dose di delitto.

#finepenamai, #ergastoloostativo

VIDEO DELL’INTERVENTO

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Intervista a “Il Dubbio”

Il Fatto di Calabria.it

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