Con le dimissioni del Commissario Cotticelli si apre una nuova fase per la sanità calabrese.

(Dalle Agenzie) – “L’era di Cotticelli è finita nel peggiore dei modi, il Governo è in procinto di nominare un nuovo commissario alla Salute e la Calabria è in zona rossa”. Ad affermarlo è la parlamentare del Pd, Enza Bruno Bossio, che aggiunge: “Le ultime 48 ore sono state ad alta tensione per la Calabria, con un rapido evolversi della situazione tale da richiedere un approfondimento e una ricostruzione puntuale di cause ed effetti. Da 11 anni sono all’opposizione dei commissari di governo: prima contro Scopelliti, poi contro Scura, e infine contro Cotticelli. La sua disinvolta ammissione di incompetenza davanti alle telecamere non mi ha lasciato dunque per nulla sorpresa”.    “In questi anni – prosegue la deputata – il governo nazionale ha delegato personaggi evidentemente inadeguati a gestire il sistema sanitario regionale senza fare un monitoraggio e una verifica puntuale dell’avanzamento effettivo dei Lea e della fuoriuscita dal disavanzo finanziario. Nel frattempo sono stati depotenziati, e in alcuni casi chiusi, gli ospedali periferici che un grosso contributo avrebbero potuto fornire in questi mesi duri di pandemia, in termini di continuità assistenziale sul territorio e di presidi per la salute pubblica. Ora, con l’approvazione del decreto Calabria 2 da parte del Consiglio dei ministri, speriamo di trovarci davanti a un nuovo inizio, con alcuni importanti correttivi. Primo: attraverso la struttura del commissario viene definita una catena del comando chiara, anche per ciò che concerne gestione e responsabilità dell’emergenza Covid. Secondo: per la prima volta lo Stato e non solo i cittadini calabresi, che da 11 anni pagano le aliquote fiscali più alte d’Italia, si fa carico di finanziare il debito pregresso. Terzo: è previsto un termine perentorio entro cui i nuovi commissari delle aziende devono assumersi la responsabilità di approvare i bilanci e gli atti aziendali (60 giorni), pena la decadenza dal loro incarico. Il tempo non è più una variabile neutra: ora bisogna solo agire in fretta”.

Intervista a “Il Quotidiano” del 7 novembre 2020.

CORONAVIRUS Intervista alla Bruno Bossio (Pd)

«Sulla zona rossa serviva maggiore trasparenza»

Il decreto Calabria fissa finalmente una chiara catena di comando.

Capisco chi scende in piazza ma attenti a chi fomenta l’odio.

di MASSIMO CLAUSI

COSENZA – II Governo ha sferrato un uno-due che rischia di mettere al tappeto definitivamente la Calabria. Fra zona rossa e nuovo Decreto Calabria c’è davvero da restare storditi. Ieri il Ministro della Salute, Roberto Speranza, ha riferito alla Camera in merito al Nuovo Dpcm. Abbiamo chiesto ad Enza Bruno Bossio, deputata del PD, una sua impressione.

Lei è favorevole alla zona rossa?

«Capisco il disagio e la rabbia delle persone considerato che la nostra regione vive una condizione paradossale: dichiarata incontrollabile nel contagio da Roma, dopo che da 11 anni la sanità calabrese viene gestita da commissari inviati da Roma e tutto questo mentre abbiamo una Giunta Regionale che non ha purtroppo in questo momento una leadership in grado di rappresentare gli interessi dei calabresi. Dentro questo drammatico paradosso era inevitabile che la zona rossa per la Calabria fosse percepita come una ingiustizia. Certamente, sarebbe stato diverso se ci fosse stata più trasparenza. Una corretta comunicazione sulle ragioni di questo provvedimento sarebbe dovuta arrivare il giorno prima, non il giorno dopo che Conte assegnasse, in conferenza stampa le classificazioni delle Regioni.

Ma cosa avrebbe dovuto dire Conte che non ha detto?

«Spiegare che sono due gli alert che fanno diventare pericoloso l’Rt che lo ricordo è un indice dinamico e non statico. Il primo è l’autodenuncia del Dipartimento che ha ammesso di non essere in grado di effettuare un corretto contact tracing. La seconda è la scarsa presenza di personale sanitario rispetto la popolazione. I due fattori dicono che l’Rt può variare. I dati risalgono al 25 ottobre da qui a due settimane potremmo migliorare la situazione».

Grazie all’intervento di chi? Del commissario suppongo visto che abbiamo anche il Decreto Calabria…

«Riguardo al decreto Calabria bis, devo premette che da 11 anni esprimo critiche su ciascuno dei commissari di governo che si sono succeduti. In questi anni i governi non solo hanno delegato personaggi evidentemente inadeguati, ma non hanno mai fatto un monitoraggio e una verifica sull’avanzamento effettivo dei Lea e sull’andamento del debito. Nel frattempo, sono stati depotenziati, e in alcuni casi chiusi, ospedali e servizi territoriali».

Ma quindi per lei la giunta regionale non ha alcuna responsabilità?

«A me converrebbe criticare i miei avversari politici ma non sarebbe intellettualmente onesto. Il vero problema è che in questi mesi c’è stata una confusione nella catena di comando fra Commissario, Arcuri, la giunta e in questa situazione a spuntarla è sempre la non decisione che fa comodo alla burocrazia».

E adesso col nuovo decreto la catena di comando è chiara?

«Si perché il Decreto contiene tre novità fondamentali. Primo: una catena del comando chiara, anche per ciò che concerne gestione e responsabilità dell’emergenza Covid. Secondo: per la prima volta lo Stato e non solo i cittadini calabresi, che da 11 anni pagano le aliquote fiscali più alte d’Italia, si fa carico di finanziare il debito pregresso. E’ previsto, infatti, un finanziamento integrale in 3 anni del debito attualmente certificato (160 milioni) con un fondo a parte, erogato come contributo di solidarietà. Se fino a ora è stato possibile che per diversi anni nelle aziende sanitarie e ospedaliere non si approvassero i bilanci e gli atti aziendali, ora è previsto un termine perentorio entro cui anche i commissari devono assumersi la responsabilità di approvare questi atti pena la decadenza dal loro incarico. Terzo: è previsto che ciascun Commissario straordinario si confronti periodicamente con l’assemblea dei sindaci».

Intanto la gente è molto arrabbiata. A che punto siamo coni ristori?

«Come gruppo parlamentare abbiamo avuto un confronto col Ministro Gualtieri e il decreto che sarà licenziato avrà in sé una flessibilità proprio perché le zone sono dinamiche. Teoricamente fra due settimane la Calabria potrebbe uscire dalla zona rossa. Poi abbiamo spinto per l’inserimento del Rem, reddito d’emergenza, diverso da quello di cittadinanza con meno vincoli burocratici: deve essere dato a chi non ha reddito. Noi in Calabria abbiamo 7000 ex percettori di mobilità in deroga oggi tirocinanti che sono senza reddito perché la Regione ne ha sospeso l’erogazione».

E cosa pensa di queste proteste? Ha paura per la tenuta democratica del Paese?

«Mi preoccupa più chi vuole strumentalizzare il disagio sociale, fomentando l’odio. Lo dico non perché sono stata immortalata in uno dei manifesti agitati dalla folla contro la politica, ma perché qua si corre il rischio di non individuare le responsabilità e sparare nel mucchio».

La gente in Calabria sospetta che si sia distrutto a bella posta il pubblico per favorire il privato…

«Non penso sia questo il problema. Innanzitutto stiamo parlando di privati accreditati. Li ha accreditati proprio il pubblico che non ce la faceva a garantire alcuni servizi. Il perché lo ha spiegato benissimo in aula il Ministro Speranza: abbiamo il blocco delle assunzioni dal 2004, abbiamo trasformato gli ospedali in aziende che è una parola orribile per la sanità perché richiama al profitto, abbiamo inserito il pareggio di bilancio in Costituzione. Allora per me il vero nemico è l’austerity varata da Monti che ha messo in ginocchio il Paese. Per fortuna sia l’Italia sia l’Europa si è accorta dell’errore. Adesso dobbiamo smetterla di guardare al passato e cercare di avviare una nuova stagione di investimenti pubblici».

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