Il diritto ad una terra senza ndrangheta

Articolo su "Il Quotidiano del Sud" in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario 2017.

Il Quotidiano del 28 gennaio 2017
Pubblicato su “Il Quotidiano del Sud” del 28 gennaio 2017
Considero assai significativa la circostanza che l’inaugurazione dell’anno giudiziario coincida con una serie di importanti operazioni antindrangheta condotte dalle DDA di Catanzaro e Reggio Calabria e dalle Procure calabresi che hanno inferto un duro colpo alle cosche. Le inchieste stanno dimostrando, qualora ce ne fosse ancora bisogno, la straordinaria capacità di penetrazione della criminalità organizzata in tutti i gangli della società, e non solo calabrese. E’ infatti necessario essere consapevoli che essa è diventata ormai l’organizzazione criminale più potente e ricca del mondo, capace di condizionare l’economia e la politica di aree geografiche che prima si ritenevano immuni dal fenomeno. Ecco perché non si può non essere lieti e rinnovare tutto il nostro sostegno all’azione costante ed efficace della magistratura e delle forze dell’ordine in Calabria che ci dà la misura di uno Stato che combatte con grande determinazione infierendo colpi decisivi.
Tuttavia, come spesso hanno sottolineato gli stessi magistrati più impegnati su questo fronte in Calabria, tutto ciò è condizione necessaria ma non sufficiente per restituire ai calabresi il diritto di vivere in un territorio liberato dalla presenza di ogni forma di condizionamento criminale. Infatti, nonostante negli ultimi anni siano stati compiuti importanti passi in avanti, nella nostra regione continuano a permanere atteggiamenti di sottovalutazione. Purtroppo è ancora assai radicata la convinzione che la ndrangheta sia un problema che possa essere risolto soltanto invocando l’aumento della presenza delle forze dell’ordine e della magistratura e non tanto con la rimozione delle condizioni economiche e sociali che offrono il contesto nel quale essa può radicarsi e prosperare.
Per quanto mi riguarda sono da tempo profondamente convinta che lotta alla mafia e lotta per i diritti siano questioni profondamente intrecciate.
Quando in un territorio l’unica “impresa” che non fallisce, che offre “lavoro” è la criminalità organizzata, quando imprese oneste vengono costrette a chiudere per fare posto a quelle mafiose, quando gli appalti pubblici diventano esclusivo monopolio dei “sempre gli stessi”, non c’è certificazione antimafia che regga e l’azione repressiva rischia di essere come il tagliare le teste dell’Idra. Anche per questo da anni sostengo la necessità che il nostro Paese si adegui a quanto già praticato dovunque in Europa introducendo una legge per il reddito minimo per il diritto all’esistenza. Una simile misura, in una regione come la nostra avrebbe non solo il merito di togliere dalla miseria diecine di migliaia di persone ma anche di sottrarre tanti giovani al ricatto mafioso. Quando si vive in una famiglia senza mezzi, in cui magari le sole entrate su cui poter contare sono quelle delle pensioni degli anziani, è difficile dire di no a chi ti garantisce la “mesata” per compiere attività criminali. Se alla ndrangheta togliessimo almeno in parte il “sostegno” di questi ragazzi le daremmo un colpo mortale.
C’è poi tutto il tema del condizionamento degli appalti e della pubblica amministrazione che può essere affrontato, come indicano del resto le nuove norme votate dal parlamento, riducendo gli spazi di “discrezionalità” entro i quali spesso si insinuano certi fenomeni e regolamentando con rigore il ricorso ai subappalti. La digitalizzazione può, in questo senso, svolgere un ruolo decisivo per rendere sempre più certe e trasparenti le procedure amministrative.
La fase che la Giunta regionale guidata da Mario Oliverio si accinge ad aprire in Calabria su terreno della spesa dei fondi comunitari, unita al lancio di interventi significativi per affrontare l’emergenza sociale di decine di migliaia di famiglie, può essere il primo passo.
Il Governo nazionale deve e può fare molto, confermando la significativa inversione di tendenza rispetto a più di un decennio di indifferenza e di abbandono del Sud e specificamente della Calabria.
La questione calabrese non è soltanto questione criminale. E soltanto risolvendo la questione calabrese potremo sconfiggere l’organizzazione criminale più ricca e potente del mondo.

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Il Quotidiano del 28 gennaio 2017

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