Quello al trasporto è un diritto che Ferrovie dello Stato non può trattare con criteri puramente aziendali.

Treno
Intervento in Commissione Trasporti per Audizione dell’AD di Ferrovie dello Stato Mauro Moretti sul trasporto pubblico locale.

Sono veramente contenta di poter finalmente affrontare alcune questioni del trasporto pubblico locale con Ferrovie, anche perché questo avviene al termine di una lunga serie di audizioni di diversi soggetti.
Rispetto al quadro emerso da queste audizioni alcune cose mi sembrano abbastanza chiare: persiste l’incertezza normativa, c’è una inadeguatezza delle risorse provenienti da trasferimenti, i ricavi da tariffe che coprono molto poco rispetto a quanto gli stessi trasferimenti dovrebbero dare e, poi ci sono le situazioni diversificate nelle diverse realtà locali.
Non mi deve convincere su quanto sia male amministrata la Calabria, ma questo non assolve gli altri, perché il problema vero è di capire come, soprattutto nelle regioni male amministrate e soprattutto nel Mezzogiorno, alcune aziende pubbliche, oltre che naturalmente i ministeri, lo Stato, noi stessi possiamo intervenire perché questa situazione, in qualche misura, si possa correggere. Ed io, Presidente Moretti, molto francamente, glielo dico con la stessa schiettezza con cui lei parla, trovo insopportabile che i manager di aziende pubbliche che lavorano in regime di assoluto monopolio, facciano finta di vedere, oppure vedano effettivamente soprattutto il risultato aziendale, dimenticando completamente il problema del servizio universale. Perché se lei mi parla di antropizzazione della Calabria, allora vuol dire, per esempio, facendo il paragone con la sanità, che uno che vive su una montagna deve morire !!!
Allo stesso modo io penso che il tema del diritto al trasporto, legato al diritto al lavoro, al diritto allo studio sia un diritto che non può essere negato nel Mezzogiorno.
Capisco che l’alta velocità aumenti in cinque anni del 395 % (dati di Lega ambiente che, tra l’altro, vi tratta anche bene), ma non capisco come mai ci siano dei contratti di servizio dove la franchigia relativa alla soppressione dei treni passa a 400 treni in più soppressi. E’ chiaro che se in Calabria ne sopprimi 399 non succede niente, non ci sono penali, ma questo significa, nei fatti, negare il diritto al trasporto pubblico.
Questa situazione va affrontata. Io chiederei al Presidente della Commissione, anche rispetto alle conclusioni di queste audizioni, di verificare come poter mettere tutti i soggetti interessati intorno ad un tavolo.
Chi deve rispondere: l’Authority dei trasporti ? O il Ministero ? O le Ferrovie ? O le Regioni ? Quali di questi soggetti deve rispondere ?
In questo quadro, dunque, a partire dalle risposte alle questioni che sono state poste, credo che noi dobbiamo compiere ogni sforzo perché, soprattutto nel Mezzogiorno, il tema della redditività sia strettamente legata a quello del diritto al trasporto.
Perché dobbiamo dare ad un cittadino calabrese sia la possibilità di partire da Reggio Calabria e arrivare in tempi brevi a Roma e, nello stesso tempo di raggiungere in maniera diretta, ad esempio, Bologna.
L’Italia, infatti, è una e dobbiamo continuare a difenderla qualunque sia il nostro ruolo.

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