#dilloaenza – Nuovi lavori, nuovo welfare

In un convegno organizzato da un quotidiano calabrese nell’ormai lontano 2010 abbiamo lanciato una provocazione assai significativa: “Bisognerebbe riscrivere il primo articolo della Costituzione, L’Italia è una repubblica fondata sul diritto individuale a una esistenza dignitosa”. E’ dal 2010 che, attraverso una iniziativa che ha coinvolto decine di migliaia di calabresi e anche alcuni consigli comunali, sosteniamo la proposta di istituire anche in Italia il reddito minimo garantito. Si tratta di compiere un vero e proprio “salto” culturale per superare il retaggio novecentesco che ha sempre legato il reddito al lavoro, la stessa possibilità di esistere alla condizione di lavoratore. Il modello di sviluppo “fordista” e “taylorista”, come è ormai del tutto evidente, è ormai tramontato da decenni e con esso il welfare che ad esso si richiamava, cioè tutele garantite solo a chi, per un periodo che si considerava comunque breve, perdeva il lavoro. Oggi il lavoro per come lo abbiamo conosciuto nel secolo scorso sta sparendo e quello che “resiste” è sempre più parcellizzato, sempre meno tutelato, ha perduto il suo “onore”, cioè quel valore culturale che tradizionalmente gli veniva assegnato. Al suo posto sono nati nuovi lavori, quelli messi in campo dalla rivoluzione digitale che, per la sua portata, può essere paragonata a quella introdotta dalla scoperta della stampa.
Come si fa fronte a questo scenario così profondamente mutato in cui le vecchie certezze sono crollate e le nuove opportunità appaiono ancora confuse o non ben delineate? La riforma del mercato del lavoro portata avanti attraverso il Jobs Act, non può essere banalizzata con la soppressione dell’art. 18, ma rappresenta il tentativo di introdurre nuove tutele in una offerta di lavoro sempre più flessibile e in continua evoluzione. Ma soprattutto deve essere completata da una riforma del welfare che superi la commistione tra previdenza e assistenza e il carattere corporativo degli ammortizzatori sociali. Il reddito minimo garantito, oggi reddito di inclusione (REI), rappresenta la risposta coerente con indicazioni del parlamento Europeo di avere anche in Italia una misura universale di sostegno al reddito. Il REI, che è partito in tutto il Paese dal 1 dicembre 2017, ha già una dote finanziaria importante se si paragona al dato del 2014 (2,5 miliardi nel 2018 contro i 400 milioni del 2014). Naturalmente l’obiettivo della prossima legislatura è di arrivare almeno a 7 miliardi, la cifra utile per consentire ai circa 4 milioni di poveri assoluti, di uscire dalla loro condizione di bisogno e dipendenza.


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Senza un moderno sistema di infrastrutture e di trasporti non è possibile alcun tipo di sviluppo. L'obiettivo è fare della Calabria una regione interconnessa, al centro delle grandi direttrici di collegamento indicate dall'Unione Europea, con una efficace lotta al dissesto idrogeologico e protesa alla difesa del suolo.