Inaugurazione Anno Giudiziario: non ho mai chiesto di parlare, su di me ricostruzioni giornalistiche false e ridicole.

Da circa un mese a questa parte si insiste nei miei confronti ad un’opera di colpevolizzazione mediatica, in linea con una informazione adusa ad una narrazione criminalizzatrice della cultura garantista, fino al punto oggi di inventarsi di sana pianta circostanze e fatti assolutamente falsi.
Se non fossimo al ridicolo, potremmo dire che siamo ai limiti dello stalking mediatico.
Scrivono, infatti, che all’inaugurazione dell’anno giudiziario mi sarebbe stato impedito di parlare. Al netto della occhiuta “sorveglianza” di ogni mio gesto durante tutta la cerimonia, al fine di rilevare se e quando applaudivo, quasi a mo’ di scrutare persino se mettevo le dita nel naso, mi pare giusto che si debba ripristinare la verità dei fatti. Tengo infatti a precisare che, come nel passato, (quando la mia presenza evidentemente non suscitava la stessa curiosità) ho assistito anche questo anno all’inaugurazione dell’Anno Giudiziario a Catanzaro. E come negli anni precedenti, anche questa volta, non ho inteso intervenire. Oltretutto è notorio che se anche avessi voluto farlo, non avrei potuto chiedere la parola in quella sede, perché la richiesta di intervenire andava prenotata per via telematica entro il 25 gennaio, come chiaramente indicato nella lettera di invito che allego per conoscenza. Ovviamente, è facile dedurre e verificare che non mi è stato impedito di parlare soltanto perché non ho potuto né voluto chiedere di intervenire.
Tra i tanti difetti che ho non c’è certamente quello di essere reticente rispetto a ciò che penso e alle battaglie che intraprendo. Se fossi stata oggetto di tale diniego lo avrei certamente fatto rilevare e chiesto in merito spiegazioni. Vorrei, pertanto, che si prendesse atto del fatto reale e correggere una informazione oggettivamente errata. Siamo in presenza di una fake news gratuita (leggi l’articolo del Il Fatto Quotidiano) e non affatto spiegabile dal momento che, in ogni caso, non potesse neanche avere la forza di essere utilizzata nell’interesse di oscurare o depotenziare la notizia che anche a Catanzaro, come in tutta Italia, settori importanti della stessa magistratura hanno messo chiaramente in discussione l’impianto giustizialista di quella narrazione che promuovono acritici corifei di ben note posizioni populiste e colpevoliste.
Ritengo doverose queste mie precisazioni anche perché, mai come in questo momento, una corretta e trasparente informazione è il primo presupposto a sostegno del necessario e inderogabile ripristino dei livelli minimi dello Stato di diritto e dei principi fondanti lo Stato democratico, che oggi quotidianamente vengono messi, di fatto, in discussione.

RASSEGNA STAMPA

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