Per la separazione delle carriere dei magistrati: una battaglia per una giustizia giusta

La proposta di legge di iniziativa popolare e la discussione degli emendamenti in Commissione Affari Costituzionali

Mercoledì 18 settembre è il termine ultimo per presentare gli emendamenti alla proposta di legge per la separazione delle carriere dei magistrati, che verrà discussa in I Commissione.
La proposta è di iniziativa popolare, quindi fortemente voluta dai cittadini tanto da farla arrivare in Parlamento, ed è stata presentata alla Camera il 31 ottobre 2017, grazie a 72.000 sottoscrizioni.

Subito dopo la calendarizzazione, a supporto di un iter parlamentare prevedibilmente difficile, ad aprile 2019, con quelli tra noi più sensibili al tema, abbiamo dato vita ad un intergruppo composto da parlamentari di tutte le forze politiche, impegnati in modo trasversale a mantenere alta l’attenzione sul percorso parlamentare della riforma.

Si è trattato di un primo grande risultato: una vera iniziativa parlamentare per la separazione delle carriere che garantisca la terzietà del giudice e della decisione e, al contempo, l’autonomia e l’indipendenza del pubblico ministero.

Una battaglia quella della separazione delle carriere che porto avanti da sempre

Questa battaglia portata avanti negli anni dal Partito Radicale e dell’Unione della camere penali è una battaglia che condivido da sempre, un tema che fin dalla modifica del processo a tutela dell’indagato, e anche in seguito con la riforma penale nella scorsa legislatura, non è mai stato finora affrontato adeguatamente.

La portata rivoluzionaria di questa riforma è tutta contenuta nella sua capacità, se approvata, di rendere il processo penale più equo ridefinendo e separando l’innaturale unione tra l’arbitro e il giocatore che in questi anni ha generato l’insopportabile l’ambiguità del nostro sistema penale.
Che è un ibrido tra sistema accusatorio e inquisitorio, che dell’ultimo ha mantenuto la sua tara più perversa.

Riforma di una giustizia moderna e giusta

Questa riforma è dettata non soltanto da un sistema di amministrazione della giustizia ispirato alle regole del giusto processo o della dalla necessità di adeguarsi alle direttive e normative europee, ma soprattutto dalla volontà popolare che è quella in nome della quale lo Stato amministra la giustizia e che si è espressa in maniera inequivocabile per la separazione delle carriere per una giustizia moderna e, finalmente, giusta.

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