Ferragosto in carcere con Radio Radicale: a Reggio Calabria viaggio nei diritti violati

L’iniziativa del Partito Radicale “Ferragosto in carcere”

Ho partecipato all’iniziativa “Ferragosto in carcere” promossa dal Partito Radicale con l’Osservatorio Carcere dell’Unione Camere Penali, che prevedeva la visita di 70 luoghi di detenzione da parte di 278 tra dirigenti e militanti del Partito Radicale, avvocati, Parlamentari, Garanti delle persone private delle libertà personali.
L’iniziativa si è tenuta tra il 15 e il 18 agosto.

Abbiamo visitato gli istituti penitenziari di REGGIO CALABRIA “Arghillà” e “Panzera”, due realtà accorpate e – come abbiamo avuto modo di verificare con i nostri occhi – gravati da diverse problematiche derivanti da questo accorpamento. Nella delegazione, guidata dall’Avv. Gianpaolo Catanzariti, responsabile nazionale Osservatorio Carcere UCPI, io, l’Avv. Gian Domenico Caiazza, presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane,  Ada Pagliarulo (Partito Radicale), Avv.ti Giuseppe Cherubino (resp. regione Emilia Romagna Osservatorio Carcere), Giuseppe Belcastro (resp. commissione carcere Camera Penale di Roma), Emanuele Genovese e Paolo Tommasini (direttivo Camera Penale di Reggio Calabria) Stefano Borselli (PD), il garante della città metropolitana, il Dott. Paolo Praticò, l’avv. Cristina Arfuso (uff. garante città metropolitana),  Avv. Katia Siclari (ref. terr. Osservatorio carcere RC), Elisabetta Spanò e Carmen Pezzimenti (Comm carcere Camera Penale RC), e dallo psicologo Santo Cambareri (Partito Radicale)

Sovraffollamento carceri e assistenza sanitaria: le criticità riscontrate durante la visita

Il problema principale che abbiamo riscontrato riguarda il sovraffollamento carceri e le conseguenze che da esso derivano. A fronte di una capienza regolamentare di 302 detenuti, nel carcere di “Arghillà”, ne erano presenti ha in carico 365 detenuti (di cui 53 in Alta Sicurezza, 213 definitivi e 93 in attesa di primo giudizio, 51 stranieri, ma nessun mediatore culturale). Sono 64, di cui tre all’esterno, coloro che svolgono attività lavorativa.  Al “G. Panzera”, a fronte di una capienza regolamentare di 183 detenuti, erano presenti 185 detenuti, di cui 40 donne, anche se, 18 si trovavano in permesso. 22 gli stranieri di cui ben 15 donne.
Quasi tutti sono detenuti del circuito “alta sicurezza” con ben 128 in attesa di giudizio definitivo (di cui 78 in attesa del primo grado, 45 appellanti e 5 ricorrenti). Una percentuale (quasi il 70%) di gran lunga superiore al dato nazionale.

Le conseguenze che ne derivano sono facilmente immaginabili, ma vedendole direttamente difficilmente si riescono a tollerare. Innanzitutto per ciò che riguarda l’area sanitaria e quindi il diritto alla salute per quanto concerne il carcere di Arghillà. Il direttore con molto rammarico ci ha comunicato come oltre trecento visite specialistiche richieste dai detenuti di Arghillà, siano rimaste inevase, nonostante le numerose segnalazioni effettuate all’ASP competente. Il problema è grave e merita particolare attenzione, perciò l’ufficio del Garante si è impegnato ad interessare gli organi competenti, perché trovino le giuste soluzioni. Il personale penitenziario, pedagogico e sanitario resta insufficiente.

Da modello di reclusione nelle aspettative, a luogo di abbandono nella realtà

Arghilà: una struttura che doveva rappresentare un modello di reclusione nel Sud Italia , e quindi di riabilitazione e rieducazione, si presenta fatiscente e sprovvista delle condizioni necessarie a garantire i più elementari principi della nostra Costituzione e le indicazioni dettate dalla Corte Europea. Si tratta di una condizione  più volte denunciata dal Partito Radicale, poiché non garantisce il rispetto dei diritti dei detenuti. Quello che doveva essere un presidio di legalità in un territorio segnato dalla criminalità diviene la prova concreta dell’abbandono e del degrado, in una misura che tradisce le basilari convinzioni del nostro dettato costituzionale sulla funzione della pena e della conseguente privazione della libertà, recarsi in questi luoghi rappresenta un pugno allo stomaco, perché costringe a interrogarsi sulle mancanze dello Stato, ma è altresì indispensabile per non voltarsi dall’altra parte, per non considerare la popolazione penitenziaria abbandonata a se stessa, per far sentire la vicinanza oltre che statuale, umana.

 

Rassegna Stampa Enza Bruno Bossio – Ferragosto in carcere

Speciale Ferragosto in carcere – Radioradicale.it 
Ferragosto in carcere a Reggio Calabria:  il garante incontra i detenuti  – Strettoweb.com
Ferragosto in carcere il garante metropolitano dei detenuti di Reggio aderisce all’iniziativa del partito radicale – Ildispaccio.it
Ferragosto in carcere. L’iniziativa dei radicali anche nelle carceri calabresi – Quicosenza.it

 

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