La dura battaglia per la sopravvivenza di Radio Radicale

La dura battaglia per Radio Radicale

Una boccata d’ossigeno per Radio Radicale : non senza una battaglia durissima dentro e fuori le aule del Parlamento , il Pd è riuscito ad ottenere un finanziamento di 3 milioni , per garantire che un’emittente storica e che di fatto offre un servizio pubblico possa continuare a vivere almeno fino a fine anno. E solo un primo passo su una strada d’impegno ancora densa di incognite e, su tutto, contraddistinta da un irresponsabile atteggiamento persecutorio dei grillini.
Il 22 maggio scorso è scaduta la proroga della convenzione. Il Movimento 5 stelle compatto propendeva per lo stop. Il 28 maggio ero con moltissimi altri parlamentari in piazza Montecitorio al presidio della FNSI – Federazione Nazionale Stampa Italiana – per bloccare il bavaglio annunciato per Radio Radicale.  Oggi, grazie a un emendamento PD  in commissione Bilancio/Finanze, Radio Radicale è “salva”. Per il momento. Questo cosa vuol dire? Che sono stati stanziati 3 milioni di euro, ma non bastano. Occorre soprattutto al più presto indire una gara attraverso la quale si possa seguire la strada maestra dell’evidenza pubblica.

 

Il Governo va sotto sul voto in commissione

La maggioranza su questo emendamento si è spaccata. La Lega ha votato a favore, il Movimento 5 stelle contro e ancora una volta sono venuti a galla confusione e divisione: la sottosegretaria all’economia Castelli invece di rimettersi alla commissione ha espresso parere contrario, facendo andare sotto il Governo. E ancora una volta in questa legislatura è stata l’opposizione a dettare la giusta linea, per salvaguardare la voce di una istituzione che garantisce da anni una libera e corretta informazione . Non si tratta di favorire un’emittente privata, come Di Maio e Crimi vorrebbero far credere, o di pensare alla riconversione digitale con stanziamenti ridicoli come sostengono i deputati del Movimento 5 stelle alla Commissione Bilancio , ma di proteggere un faro di informazione da sempre equidistante e di qualità.
Salvini dice che il voto difforme della Lega sia frutto del fatto che il futuro di Radio Radicale non sia nel contratto, Di Maio invece insiste e parla di grave sgarbo da parte della Lega, ma poi rassicura che non si rompe.

Maggioranza in disaccordo su tutto, anche su Radio Radicale

Anche in questa circostanza, c’è un dato politico drammatico: la maggioranza è allo sbando . Viviamo in una sorta di farsa e ogni giorno ha la sua pena. Oggi è toccato a Radio Radicale: i 5 stelle si sono confermati nemici giurati del pluralismo e delle competenze; perché è bene ricordare che spegnere Radio Radicale vuol dire anche mandare a casa lavoratori professionisti . La Lega non ha perso occasione per smarcarsi dall’alleato di Governo , pur di affermare la propria alterità.
Il risultato, anche questa volta, è una totale e irresponsabile confusione con un’unica certezza conclamata sia per Lega che 5stelle: restare il più possibile incollati alle poltrone. Su tutto il resto, l’Italia può attendere.

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