Sanità, il decreto della ministra Grillo è incostituzionale, con un’interrogazione lo attacchiamo

Abbiamo il legittimo sospetto che il presunto decreto sulla Sanità annunciato a destra e manca dalla finora non molto competente ministra Grillo sia incostituzionale e foriero solo di ulteriori danni per la nostra regione. Da dieci anni, attraverso i commissari del governo nazionale, ai calabresi e alle loro istituzioni è negato il diritto alla salute mentre è imposto loro pagare le tasse più alte d’Italia.

Per questo, come Deputati PD alla Camera, abbiamo deciso di vederci chiaro e abbiamo presentato un’interrogazione a prima firma del capogruppo della commissione Sanità On. Vito De Filippo per capire quali siano i termini effettivi di un atto che dalle versioni informali è in evidente contrasto con la nostra costituzione.

Qui di seguito il testo dell’interrogazione:

Al Ministro della salute, al Ministro dell’economia e delle finanze, al Ministro per gli affari regionali e le autonomie. — Per sapere – premesso che:

da organi di stampa nazionale si apprende la notizia che il Ministro della salute avrebbe espresso la volontà di proporre al Consiglio dei ministri l’esame e l’approvazione di uno specifico provvedimento d’urgenza concernente «Disposizioni speciali per il rafforzamento della gestione commissariale del servizio sanitario della regione Calabria»;

la regione Calabria è sottoposta alla gestione straordinaria per l’attuazione di un «piano di rientro dai disavanzi pregressi» da oltre un decennio che, non solo, non ha conseguito gli obiettivi previsti, ma ha, addirittura, contribuito ad accentuare le criticità finanziarie e soprattutto a ridurre drasticamente i livelli essenziali di assistenza aumentando, nel contempo, il tasso di mobilità passiva;

l’annunciato provvedimento, quindi, ad avviso degli interroganti si profilerebbe non tanto finalizzato alla soluzione di tali problematiche quanto mirato ad estendere i poteri commissariali, soprattutto, al fine di determinare la nomina dei direttori generali delle aziende e le attività gestionali, a partire dagli appalti e dall’affidamento dei servizi;

sempre dai medesimi organi di stampa si apprende che il provvedimento prefigurerebbe procedimenti amministrativi, ad avviso degli interroganti, non condivisibili, poiché il commissario ad acta potrebbe disporre a sua volta della nomina dei commissari delle aziende sanitarie e ospedaliere;

inoltre, il provvedimento ipotizzerebbe un incarico al commissario dell’azienda in contrasto con il decreto legislativo n. 171 del 2016;

il provvedimento, secondo gli interroganti, non trova una giustificazione in uno stato straordinario e di emergenza e comunque, ove sussista tale condizione, la legislazione, anche in questo caso, consente la possibilità di attivare altri strumenti già vigenti;

a tal proposito è opportuno ricordare che, in Calabria, i prefetti di Catanzaro e Reggio Calabria, a legislazione vigente, hanno già disposto l’istituzione di una commissione straordinaria, per verificare la sussistenza di illegalità e di elementi di condizionamento o infiltrazione mafiosa o addirittura, hanno già provveduto alla sospensione di un direttore generale e, nel contempo, insediato una struttura commissariale;

si tratterebbe per gli interroganti di un provvedimento di dubbia costituzionalità, in quanto in contrasto con gli articoli 114, 120, 121 e 123 della Costituzione Repubblica –:

se le notizie riportate dagli organi di stampa corrispondano al vero e se il Governo non ritenga necessario prima di adottare qualsiasi iniziativa normativa riguardante il servizio sanitario calabrese, approfondire tali problematiche in sede di Conferenza Stato-regioni, nell’ambito del confronto in atto per la stipula e il rinnovo del «patto nazionale per la salute».
(5-01875)

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