Il regolamento di Calolziocorte: vergogna disumana

Il razzismo della Lega non conosce limiti. Ma per fortuna siamo ancora in un paese democratico e vogliamo restarci.
Fermiamo subito il regolamento leghista del comune di Calolziocorte che prevede l’esistenza di zone rosse, nove in tutto, assolutamente vietate ai migranti. Vicine a scuole e alla stazione ferroviaria. A queste si aggiungono quelle blu, cinque, nei pressi della biblioteca e degli oratori. Aree dove il via libera sarà concesso solo dietro specifico nulla osta. Nella cartina allegata al provvedimento gli spazi sono colorati e cerchiati, in una sorta di piano regolatore che delimita la possibilità o meno in futuro di aprire centri di accoglienza per i profughi. Il regolamento diventerà operativo nell’arco di un paio di giorni, dopo l’approvazione in consiglio comunale da parte dell’amministrazione di Calolziocorte, paese alle porte di Lecco, da nove mesi guidato dal centrodestra. La maggioranza ha detto sì, compatto il no dell’opposizione con alcuni consiglieri che hanno abbandonato l’aula.
Questa suddivisione del territorio in zone blu e zone rosse vietate ai migranti, proposta dal sindaco di Calolziocorte (Lecco) ricorda la triste epoca dell’apartheid del Sudafrica contro il quale si è battuto per 30 anni anche dal carcere Nelson Mandela. Oltre il ghetto, oltre il coprifuoco, oltre la misoginia, oltre l’omofobia, la Lega ci sta facendo tornare ai tempi bui dell’ingresso nei negozi vietato ai cani e agli ebrei.
Mi auguro che gli italiani capiscano i rischi che sta correndo la nostra democrazia e blocchino il capo di questi reati che è il ministro dell’inferno Salvini.

 

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