Il congresso a Verona e la famiglia del mulino verde

Il congresso sulla famiglia che sta andando in scena a Verona è un pugno nello stomaco ed è solo la punta dell’iceberg rispetto a una graduale e ripugnante regressione che si sta consumando sui diritti delle donne da quando al potere c’è il #governo del fallimento. L’aborto, il divorzio, le libertà di scelta e di vita – costate battaglie, sacrifici e impegno in tempi non troppo lontani – oggi sono risucchiati in una narrazione aberrante, figlia dei vari Salvini, Bussetti, Pillon, Fontana che vorrebbero sopprimere le diversità e omologarci tutte e tutti a un mondo paleolitico. Non è un caso se tra le prime oppositrici di Verona c’è proprio la figlia dell’organizzatore Gandolfini che afferma testualmente “non credo che il mio divorzio mi farà morire (come dice il padre) tra le fiamme dell’inferno”. Noi resisteremo, con la forza del dissenso, perché indietro non torniamo e oggi anche la piazza di Verona lo dimostrerà.

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