Scioglimento comuni: Lamezia Terme e Marina di Gioiosa insegnano che la legge va cambiata

Le vicende di Lamezia Terme e di Marina di Gioiosa sono emblematiche di quanto sia inefficace e persino dannosa la legge per lo scioglimento “antimafia” dei consigli comunali.
La realtà ci riconsegna un quadro insidioso sotto più aspetti: Comuni sciolti spesso più volte nell’arco di pochi anni, per cui le presunte infiltrazioni non vengono rimosse dall’intervento dei commissari; in second’ordine vi è un rischio concreto di criminalizzazione generalizzata sulle comunità, chiamate così a subire un doppio danno. Su tutto – come insegnano i casi di queste ore – un eccessivo dispendio di risorse economiche, di tempo e di apparati dello Stato a causa dei contenziosi amministrativi.
Per questi motivi ho presentato, già nella scorsa legislatura, una proposta di legge che prevede, tra l’altro, la possibilità di commissariamento della sola struttura amministrativa degli enti locali preservando, in mancanza di riscontri oggettivi di condizionamento mafioso, gli organi politici e, quindi, la volontà popolare.
E’ prevista, inoltre, la possibilità per gli amministratori, sindaci in testa, di poter intervenire in contraddittorio nel procedimento istruttorio per l’accertamento delle presunte infiltrazioni. Si tratta, insomma, di rendere quanto più oggettivi gli accertamenti delle commissioni di accesso sulle eventuali infiltrazioni e poter intervenire con efficacia ed evitando dannose criminalizzazioni.

Rassegna stampa

Quotidiano del Sud 25/03/2019

Gazzetta del Sud 24/03/2019

 

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