Il decreto Salvini legittima le deportazioni. Chiamiamo le cose con il loro nome.

Francesco, Chiara, Viola. Ricorda bene questi nomi, ministro Salvini. Sono italianissimi, bambini che da oggi all’ingresso a scuola hanno ritrovato un banco vuoto, un gioco in meno con cui gioire, una merenda in meno da condividere. Perché la loro compagna è stata deportata. Sì, deportata. Chiamiamo le cose con il loro nome, ministro Salvini, e se hai difficoltà di comprendonio chiedi lumi alla senatrice Segre, con cui hai l’onore di condividere l’appartanenza al Senato, e fatti spiegare il significato di deportazione. Fatti raccontare cosa ha provato quando, per colpa dei nazisti e del fascisti, le è stato vietato di andare a scuola.
Oggi, la maestra Fiorella con amorevolezza ha cercato le parole giuste per giustificare l’assenza e a questi bimbi ha chiesto di fare un disegno per salutare l’amicA che non c’è più. E quel cuore rosso su foglio bianco oggi è la nostra speranza, la riscossa di tutti quelli che credono il colore della pelle e la condizone di povertà non siano un disvalore; perché Francesco, Chiara e Viola in un domani vicinissimo saranno cittadini maturi e sapranno benissimo per chi non votare. #giornatadellamemoria

IL VIDEO TESTIMONIANZA DA CASTELNUOVO DI PORTO

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