Incontro con il Primo circolo Pd di Cosenza per l’analisi del voto.

Costruire le condizioni della ripartenza

Non è stata un’ordinaria riunione di Circolo, quella di lunedì 9 aprile al Chiostro di San Domenico a Cosenza.
Tre ore di dibattito intenso e appassionato, con idee, proposte e riflessioni dopo le elezioni del 4 marzo. Confesso che dopo il vero e proprio terremoto politico che abbiamo subito ci ho messo più di una settimana ad elaborare il lutto.
Come ha giustamente sottolineato il segretario del circolo Gabriele Petrone in apertura, corriamo il rischio di diventare una forza irrilevante.
Questo rischio brucia sulla pelle e va evitato.
Se guardo alla campagna elettorale, non mi rimprovero di aver raccontato i fatti realizzati, il programma dei cento passi; quello di cui mi rammarico è che queste parole, com’è evidente, non sono arrivate alla testa e alla pancia degli elettori, e forse nemmeno alle orecchie.
Semplicemente gli elettori hanno rifiutato di ascoltarci, come evidentemente la politica da tempo non ascolta loro.
In questi cinque anni di governo abbiamo fatto molto, anzi, forse il limite è aver voluto fare troppo. Il danno però non nasce da oggi.
C’è una drammatica coincidenza tra l’inizio della crisi economica più importante del dopoguerra (2006) e l’avvio della elezione dei nominati con il “Porcellum”.
Possiamo allora dire che la moderna autoreferenzialità della politica è collegata alla crisi economica. Ma l’autoreferenzilità è un lusso che il PD, in quanto partito che affonda le sue radici nel dialogo con gli ultimi, con le parti più deboli della società, non poteva permettersi.
Ecco perché non ha senso discutere sulle diatribe interne.
E’ necessario riannodare il rapporto con la società, abbattere le barriere che ci hanno separato da essa.
Per questo abbiamo il dovere di aprire le porte di questo partito a tutti, a cominciare dalle forze nuove che ci hanno sostenuto e, nonostante tutto, guardano a noi con interesse, fiducia e speranza.
Va cambiato il modello, ognuno deve fare la sua parte, per se stesso, per le sue idee, per il contributo che può dare ad un partito che deve tornare ad essere una comunità in cui tutti, pur nelle differenze, possano riconoscersi.
Per questi motivi condivido la proposta di azzerare il tesseramento e di pervenire ad un nuovo assetto organizzativo del PD in città. Perché il rinnovamento si pratica non si predica.

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