Basta con i CARA. E’ la nuova Calabria di Oliverio che accoglie i migranti

Migranti ad Acquaformosa
L’Italia e l’Europa dovrebbero sanzionare la Lombardia di Maroni e riconoscere premialità alla Calabria di Oliverio.
La Calabria che ha descritto il Presidente Mario Oliverio nella sua intervista pubblicata stamani da l’Unità è la prefigurazione di una società solidale e multietnica che si fonda su un modello di sviluppo economico autopropulsivo che genera crescita e lavoro.
L’immigrazione si tramuta così da emergenza in opportunità superando una visione ristretta, egoista e razzista.
Nessun muro e nessuna penalizzazione di hotel che ospitano rifugiati potrà arrestare o contenere un flusso migratorio di proporzioni bibliche.
Non c’è alternativa alla politica dell’accoglienza. Il problema è: quale accoglienza ?
il modello fallimentare e spesso generatore di ignobili speculazionì o quello dell’integrazione sociale, solidale ed umanitaria ?
Ha ragione Oliverio: “basta CARA, basta CPT. Basta con il filo spinato di Mineo”.
Oggi lo Stato italiano, per garantire l’accoglienza agli immigrati che dimorano sul territorio nazionale, spende oltre 35 euro al giorno.
Un costo che, nei CARA, si traduce in migliaia di persone ammassate in container o alloggi riadattati (con quale volume di affari per i gestori è facile calcolare) spesso ai limite delle più elementari garanzie dei diritti umani.
A questo modello che abbiamo sperimentato e conosciuto bisogna preferire quello che hanno attuato alcuni comuni calabresi come Acquaformosa, Badolato e Riace.
L’accoglienza di migliaia di migranti può divenire un’opportunità per invertire la tendenza di una società che, soprattutto in un territorio come quello calabrese, va sempre più verso il depauperamento sociale ed economico.
Il modello proposto da Oliverio non contrappone migranti e residenti italiani.
Nessuna guerra fra poveri. Anzi, questa forma di integrazione è un’opportunità di vita e di lavoro per la comunità italiana e per le popolazioni che fuggono verso l’Europa.
Oltretutto il costo che lo Stato paga per l’immigrato diventa ricchezza per i comuni impegnati nell’accoglienza; consente di riaprire scuole uffici postali, presidi sanitari, ravvivare attività economiche e commerciali altrimenti destinate alla chiusura, ammodernare i centri urbani e riqualificare e mettere in sicurezza il territorio.
Esattamente il contrario del mito negativo dell’immigrazione che ruba lavoro e risorse agli italiani e ai calabresi.
Con buona pace di chi invoca muri o solidarietà differenziate per razze e religioni, la Calabria oggi sta dando una grande lezione civile non solo al Paese ma all’intera Europa.

RASSEGNA STAMPA
L’Unità del 17 settembre 2015
L’Unità del 17 settembre 2015 2
Ansa del 17 settembre 2015
Agi del 17 settembre 2015

Il Velino del 17 settembre 2015
Dire del 17 settembre 2015
Dire del 17 settembre 2015 2

Il Garantista del 18 settembre 2015 Franco Bruno
il Quotidiano del 18 settembre 2015
Il Garantista del 18 settembre 2015

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