Messaggio al convegno “Indottrinamento mafioso e responsabilità genitoriale”

Indottrinamento mafioso e responsabilità genitoriale
Il mio messaggio al convegno “Indottrinamento mafioso e responsabilità genitoriale” svoltosi presso la Sala “A.Moro” della Camera dei deputati a Roma lunedì 12 giugno.

A Marilina Intrieri
S E D E
Carissima Marilina,

impegni improcrastinabili mi costringono a disertare l’importante convegno di oggi da te organizzato.
Nel fare i miei auguri a Michele Filippelli per il suo importante sforzo saggistico su di un tema tanto importante per la giustizia minorile, consentimi di offrire a tutti voi alcune mie rapidissime considerazioni.
Il tema del rischio dell’indottrinamento mafioso dei minori, sul quale il Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria lavora con grande competenza ormai da anni con l’elaborazione di un vero e proprio metodo, è diventato oggetto di una proposta di legge che mi vede prima firmataria.
Fu durante l’audizione che tenemmo come Commissione antimafia in Calabria nell’autunno del 2015 che venni a conoscenza del cosiddetto “metodo Di Bella” e mi offrii di tradurlo in proposta di legge. Questa propone la modifica dei artt. 387, 292 e 656 del c.p. introducendo l’obbligo di avviso ai Tribunali per i minori in caso di arresto, fermo, custodia cautelare o esecuzione di pena per condanna definitiva disposti nei confronti di soggetti maggiorenni che abbiano figli di età inferiore ai diciotto anni.
Si tratta di colmare un grave vuoto normativo: al netto della straordinaria esperienza che sta conducendo il Tribunale Minorile di Reggio Calabria grazie al lavoro del dott. Roberto Di Bella e del dott. Giuseppe Creazzo, oggi non esiste alcun obbligo di informazione all’autorità giudiziaria minorile nei casi dei provvedimenti sopra elencati e ciò impedisce alla stessa di poter intervenire tempestivamente a tutela di minori i quali si trovano a correre un duplice rischio: o essere allontanati dal contesto familiare in via d’urgenza dagli operatori dei servizi senza il vaglio della magistratura, oppure essere lasciati senza alcun intervento utile in contesti potenzialmente pregiudizievoli per la loro incolumità psico-fisica. Nello stesso tempo nessun obbligo è fissato ai servizi sociali dei comuni che sono chiamati a gestire i minori che si trovino in queste condizioni.
Quanto è accaduto al piccolo Cocò di Cassano Jonio, affidato al nonno affiliato ad una organizzazione criminale e che lo ha esposto al rischio che ne ha causato la morte, costituisce un caso emblematico. Quella morte probabilmente si sarebbe potuta evitare se il Tribunale dei minori fosse stato messo in condizione di intervenire.
Spero che prima della fine della legislatura si possa approvare questa legge che ha trovato importanti consensi nella magistratura e negli operatori che svolgono servizi per l’infanzia. Purtroppo deve anche rilevare che la necessaria tensione verso questi temi spesso non riesce ad andare al di là qualche enunciazione propagandistica, tipo quella di proporre la sottrazione tout court della responsabilità genitoriale ai mafiosi quanto invece questo è tema precipuo di valutazione della magistratura minorile, l’unica dotata degli strumenti giuridici più adatti per prendere decisioni tanto delicate per la vita e i diritti di bambini e adolescenti che, è bene ricordarlo, non possono pagare per le colpe dei loro genitori.
Aggiungo che questa tensione propagandistica mal si concilia poi, con l’intento di sopprimere di fatto i Tribunali dei Minori secondo la solita logica dei tagli lineari quando invece sarebbe necessario uno sforzo per l’ulteriore specializzazione e professionalizzazione dei magistrati preposti a tale delicata funzione. Anche per questo ho sentito il dovere di presentare emendamenti che scongiurassero questa ipotesi.D’altro canto ho cercato di interpretare il mio impegno parlamentare in questi anni soprattutto sul tema della garanzia dei diritti. In questo caso il diritto dei minori di potere essere sottratti a contesti malavitosi e mafiosi che ne pregiudichino il diritto fondamentale al futuro.
Con queste considerazioni che ho voluto condividere con voi e ribadendo la mia più totale disponibilità e impegno a continuare e sviluppare il lavoro compiuto su questi temi, vi faccio i miei più sentiti auguri di buon lavoro.

Enza Bruno Bossio

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