C’è il rischio che in Palestina lo scontro diventi artificiosamente religioso

Conferenza stampa viaggio in Palestina
Conferenza stampa del Comitato parlamentari per la pace.
Palestina:Comitato parlamentari, pubblici rapporti da Hebron
C’è rischio che scontro diventi artificiosamente religioso

(ANSA) – ROMA, 22 DIC – Nel giorno in cui il governo di Atene riconosce la Palestina i parlamentari italiani che sostengono l’Intergruppo per la Pace chiedono, ad un anno dalla mozione che indicava la stessa strada all’Italia, un attenzione particolare del governo Renzi sulla situazione che rischia di degenerare in un conflitto religioso che può portare a qualcosa di difficilmente immaginabile oggi.
Marietta Tidei, Filippo Fossati, Michele Piras, Giuditta Pini, Renzo Carella, Elena Carnevali, Beatrice Brignone, Guido Galperti, Franco Bordo e Marisa Nicchi, Giulio Marcon, Enza Bruno Bossio, Massimo Fiorio, chiedono in particolare, dopo gli incontri in Palestina e alla Knesset nei primi giorni di dicembre di conoscere i rapporti che la componente italiana della missione italiana ad Hebron invia, come tutte le diverse componenti internazionali, ai rispettivi governi. “Ci si dice che se si indicano certi fatti, alcuni elementi, queste sono sempre indicazioni ‘di parte’, elementi spesso non riscontrati – ha detto la Tidei – ebbene li ci sono dei carabinieri che quotidianamente vedono cosa accade e relazionano. Vorremmo conoscere quei rapporti per vedere cosa accade in maniera continuativa e sapere cosa vuole fare il governo”.
Infatti nei giorni scorsi oltre 20 parlamentari hanno presentato una interrogazione segnalando che nei rapporti al Parlamento “nulla si dice circa la situazione nella città di Hebron, principalmente sotto il profilo dei risultati raggiunti relativamente al miglioramento delle condizioni di vita della
popolazione palestinese residente, al rispetto dei diritti umani e civili, nonché alle prospettive di sviluppo socio-economico”.
I parlamentari sollecitano una attenzione sul degenerare dello scontro in Palestina e sulla triplicazione in pochi anni degli insediamenti dei coloni palestinesi che – dicono – “rubano la terra e il futuro politico ed economico dei palestinesi”.
I parlamentari hanno constatato una situazione assolutamente bloccata e un’espansione israeliana anche a Gerusalemme Est.
C’è inoltre un altro grave rischio e cioè che quello che fino ad oggi non è stato un conflitto religioso possa pericolosamente veder attecchire ideologie estremiste e più violente che mai di questo segno con conseguenze, appunto, inimmaginabili. (ANSA).

RASSEGNA STAMPA
Ansa del 22 dicembre 2015

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